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[La Banda Lavanga da Scampitella]

[Le Bandi Zonali]


Le notizie contenute in questo sito riguardanti alcuni cenni storici sul brigantaggio sono state estrapolate dal libro edito da G. Procaccini: “IL BRIGANTAGGIO FRA IL 1799 E IL 1865”

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LA BANDA LAVANGA DA SCAMPITELLA 

(frazione di Trevico)

 

Alla banda Cerrone, in Baronia, subentrò quello di Ciriaco Lavanga, massaro di campo di Trevico, detto Scipione, o l’Abate, per essere stato avviato agli studi di Seminario.

 

 

Si era sconsigliatamente gettato in campagna, perché disgustato con la famiglia per interessi. Punto di riferimento per i fuoriusciti di Vallata e della Baronia, la banda operava anche nelle campagne di Sturno, di Frigento, di Rocca San Felice e di Morra, da sola o in collegamento con le altre piccole formazioni zonali.

 

 

Le gesta del Capo banda furono così riassunte nella requisitoria di un processo a lui intestato. 

 

 

 

Sin dal luglio 1862 si dava volontariamente a scorrere la campagna unendosi alla banda Schiavone (…). Si eresse poi capo di una comitiva composta di circa 12 individui, scorrendo con questi la campagna di Trevico e di Vallata (…), spargendo il terrone in quelle infelici contrade. Fra i crimini commessi sono notevoli l’omicidio consumato per solo impulso di brutale malvagità nella persona di Domenico Rotunno il 3 settembre 1862 e l’assassinio di Antonio Fischietti di Vallata, consumato il 28 novembre 1862 (…). Sostenne moltissimi attacchi con la forza pubblica, fra cui quella del 7 maggio 1862 a La Civita e S. Giuseppe con la truppa e le Guardie nazionali di Vallata, durante la quale rimasero estinti 5 soldati del 33 Regg. Fanteria e due Guardie nazionali.

 

 

Alla banda erano associati, tra gli altri: 

Schiavone Aniello, di anni 21, giumentaro, di S. Agata di Puglia, domiciliato a Trevico;

De Gregorio Euplio, di anni 23, contadino, di Trevico;

Lo Russo Giovanni, detto Ciriacone, di anni 26, soldato sbandato, di Trevico;

-Mercando Pasquale, di anni 24, contadino, di Trevico;

-Di Gianni Giuseppe, mugnaio, nato a Rocca S. Felice il 16 marzo 1843;

-Lisena Rocco, massaro, nato a Rocca S. Felice l’11 aprile 1844;

-Gentile Vito, massaro, di Rocca S. Felice;

-Gentile Salvatore di Vito, nato a Rocca S. Felice il 26 gennaio 1841;

-Nuzzo Francesco, di anni 43, contadino, di Trevico;

-Bonavita Rocco, di anni 23,contadino, di Trevico.

 

 

Questi due ultimi del 3 settembre 1862 furono riconosciuti dagli abitanti della massaria di Federico Bonavita, in contrada Maggiano, dove, col Lavanga, Mercando e Aniello Schiavone, avevano preso con violenza e mangiato una pecora! Di Trevico era pure Pagliarulo Euplio, di anni 26,vaccaio, associatosi nel 1862. Il 18 settembre, in contrada S. Giuseppe, uccise e seviziò il cognato Giuseppe De Stefano, ed il 22 successivo tentò di estorcere 1700 lire a Girolamo Rossi, di Vallesaccarda, per il riscatto del figlio Euplio che aveva sequestrato.

 

 

A Lavanga si unirono anche:

-Luongo Giuseppe, soldato sbandato, di Trevico;

-Francesco Gambaro fu Antonio, di anni 22, bracciale, di Morra;

-Cipriano Michele Arcangelo, detto Galluccio, di Frigento.

 

 

Nato il 19 agosto 1835 da Antonio e da Caterina Cirillo, quest’ultimo era stato pastore nell’azienda dei carifani Santoro Giuseppe e Nicola, in contrada Fiumara, tenimento di Guardia dei Lombardi. Si diede al brigantaggio nell’ultima decade di luglio 1862, entrando immediatamente in azione. 

 

 

Nei primi giorni di agosto compì alcuni reati di grassazione in danno di Grella Angelomarina e Lorenzo Stanco, ed il 18 partecipò allo scontro, in tenimento di Frigento, con i soldati del 34 Rgt. di Linea, comandati dal Sergente Leopoldo Bianchi. Galluccio con, i compaesani Filippo Cipriano di Giuseppe, 25 enne, e Filippo Capobianco di Nicola, 18enne, nel dicembre 1862, fece parte dei 12 briganti che si introdussero nella masseria di Sebastiano Branca, in contrada Fiumara di Carife, dove il Lavanga scrisse una lettera a Gaetano Ciampone, Capitano della Guardia Nazionale, perché intervenisse in favore di Maria Giovanna Limogiello, innamorata del Cipriano, ch’era stata arrestata per presunta ricettazione di oggetti furtivi, avuti da lui in regalo.

 

 

I Vallatesi Colicchio, Rizzo e Tasca nel settembre 1862 spedirono un biglietto di ricatto a D. Leopoldo Cingoli, del luogo, minacciando di incendiare le sue proprietà se non avesse consegnato 100 ducati ed una giumenta.

 

 


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