CHI SIAMO    DOVE SIAMO    TRADIZIONI    STORIA    CONTATTO    E-MAIL


[La Banda Lavanga da Scampitella]

[Le Bandi Zonali]


Le notizie contenute in questo sito riguardanti alcuni cenni storici sul brigantaggio sono state estrapolate dal libro edito da G. Procaccini: “IL BRIGANTAGGIO FRA IL 1799 E IL 1865”

-------

LE BANDI ZONALI

 

La banda Lavanga si aggirava tra Trevico, Carife e Vallata, collegandosi di tanto in tanto alle comitive di Sacchetiello e di Schiavone. In contrada Taverna delle Noci di Trevico, l’8 gennaio, tre suoi elementi derubarono Vito Nicola Cerandolo, industriate, e Saverio Mercando, pettinarolo, di Castel Baronia, che erano di ritorno per la fiera di S. Agata, sottraendo lora 80, 75 lire in moneta d’argento e di rame, molti oggetti di panni e telerie, nonché coltelli a piega, due fazzoletti ed una tabaccheria. Nella supposizione che la refurtiva fosse stata nascosta nella vicina masseria di Michele Pagliarulo, ne fu disposta la perquisizione, senza risultato. Dieci giorni dopo il gruppo uccise il flumerese Michelangelo Bravoco, falegname 50enne, residente ad Anzano.

 

 

Il 18 gennaio, mentre il falegname Michelangelo Bravoco,si recava per far acquisto di legname in S. Nicola Baronia, giunti nel luogo detto Vallone del Molino, fu aggredito da tre masnadieri i quali, (…) dopo aver parlato con lui, si ricongiunsero ai compagni e, tornati, chiesero al Bravoco la consegna del denaro che aveva e, dopo avuto, gli scaricarono contro le loro armi da fuoco lasciandolo cadavere (…). Gli autori del reato furono Ciriaco Lavanga, Aniello Schiavone, Pasquale Marando,e gli altri della banda armata (…). L’uccisione avvenne perché il Bravoco, come milite della Guardia Mobile, accorreva alla distruzione del brigantaggio .

 

 

Nello stesso giorno la banda aggredì la masseria di Agostino Addensa, ne sequestrò il figlio Agostino e lo condusse alla masseria di Saverio Nauseo in attesa del richiesto riscatto. Il giovane affidato alla custodia di Carmine Lavanga, Aniello Schiavone e Rocco Bonavita, impadronitosi di una baionetta, si avventò contro di loro, uccise il Lavanga, ferì Bonavita e tentò di fuggire, ma fu ucciso da due a colpi di fucile.

 

 

Essendo infermo il vecchio padre Agostino, il riscatto fu pagato dalla madre che in due diverse volte mandò denaro ed oggetti d’oro, invece di avere il figlio ebbe a patire novelle sventure, giacché la banda, ritornata alla di lei masseria, appiccò il fuoco ad un pagliaio e, tratto fuori l’infermo Agostino Addensa, lo trucidò a colpi di arma da fuoco, rendendosi autori materiali del reato, Ciriaco Lavanga, Aniello Schiavone, Pasquale Mercando, con l’assistenza di Rocco Bonavita e Francesco Nuzzo.

 

 

In quel periodo il Lavanga tentò ripetutamente di ricattare i fratelli Piccoli di Rocchetta S. Antonio, inviando loro diversi biglietti di ricatto nei quali si qualifica Capitano.

 

 

Elementi del gruppo il 3 febbraio si presentarono alla masseria di Giuseppe Forgiane di Vallata, lo derubarono del cavallo che aveva, lo sequestrarono e lo condussero alla masseria di Nauseo Vito. Per il suo ricatto chiesero la somma di 100 ducati ed una colazione (!) ma, avuti 36 ducati, un fardello e dei viveri, lo rilasciarono.

 

 

Un altro componente della sua comitiva, Francesco Nuzzo, cadde ucciso in uno scontro con le guardie Nazionali e con i Bersaglieri, avvenuto il 4 febbraio in territorio di Carife.

 

 

Il giorno 19, in un conflitto con il distaccamento del 13° Bersagliere e con le Guardie Nazionali di Vallata, fu catturato il brigante Rocco Bonavita che, tradotto in paese, fu passato per le armi. Ne diede comunicazione al Sotto Prefetto di Ariano lo stesso comandante della Guardia Nazionale, Michele Netti.

 

 

Poiché lo scorrazzare della banda Lavanga si era reso da qualche giorno imponente in questo territorio, per due giorni, di buon accordo col Capitano comandante la 2° Compagnia del 13° Bersaglieri, abbiamo stabilito un movimento combinato. Ed infatti il giorno 18, dopo lunga e faticosa marcia, si videro i briganti a lunga distanza, e fu impossibile averli nelle mani .

 

 

Il giorno 19, occupate dalle quattro dopo mezzanotte fino al far del giorno diverse importanti posizioni, la banda Lavanga nella contrada carotino è stata battuta da questa guardia e, gittata lungo il torrente Calaggio, è fuggita verso le Chiancarelle.

 

 

Nel conflitto un sol brigante è caduto da cavallo. La mia guardia si è impadronita del cavallo del fucile, di un cappotto, ed il brigante è stato preso dal distaccamento di bersaglieri che alle vive fucilate è accorso sul luogo.

 

 

Il brigante è del comune di Trevico a nome Rocco Bonavita di Euplio, giovane di 22 anni che da questa guardia oggi stesso è stato fucilato. In tale importante servizio ho a lodarmi dello zelo con cui questa milizia adempie al proprio dovere e, nel fatto speciale, trovo lodevole il coraggio mostrato dal Sottotenente Pasquale Stanco e Sergente Carlo Del Campo, che si sono distinti a preferenza.

 

 

Braccato da ogni parte della forza dell’ordine, il 28 febbraio la comitiva perdette anche Giovanni Lo Russo, che si presentò al Sotto Prefetto di Ariano, Lucio Fiorentini, per opera del solerte Sindaco del paese, Pasquale Ferrara. Agli inizi di marzo furono presi anche due elementi del nucleo sturnese-frigentino che a lui facevano parte: Filippo Cipriano e Filippo Capobianco.

 

 

I due rapinavano due giumente nel Molino di Torella, e si dirigevano nella masseria di Ciampolillo Gerardo in tenimento di S. Nicola Baronia, ove si trattenevano. Però nel dì 5 il Sindaco di quel comune, Sig. Angelo Antonio Cardinale, avvertito dallo stesso Ciampolillo (…) correva sul luogo in unione col Luogotenente Liberatore Leone e di 4 scelti militi cittadini.

 

 

Nel breve conflitto venivano feriti ed arrestati i due briganti armati di fucile e pistole, i quali erano tradotti in paese e da quelle Guardie Nazionali fucilati. Nel fatto in parola (…) distinguevansi per coraggio ed abnegazione il predetto Luogotenente ed i Segretari Eduardo Raimondo e Giovanni Leone.

Ormai l’emorragia era diventata inarrestabile.

 

 

Il 15 marzo si presentò anche Alberto Ragazzo, che i era associato solo un mese prima. A convincerlo a compiere il passo era stato il milite della locale Guardia Nazionale Don Domenico Arminio. Lisena Rocco, vecchio affiliato di Rocca S. Felice, si presentò a Felice catone il 25 aprile; due giorni dopo fu la volta di Euplio Di Gregorio, presentatosi al Sindaco di Trevico, Pasquale Ferrara, e di Aniello Schiavone, presentatosi al Sindaco di S. Agata dietro l’arresto dei suoi genitori.

 

 

 

Sul loro comportamento influì sicuramente l’arresto dei parenti, oramai praticata su larga scala, come del resto era capitato a dieci tra parenti e manutengoli dello stesso Lavanga, arrestati il 5 maggio dai Carabinieri di Castel Baronia, dietro ordine del Sotto Prefetto di Ariano. In conflitto caddero Marcando Pasquale e Bonavita Giorgio, sepolto nel bosco di Monticchio.

 

 

Il nucleo dei Castellesi, invece, resisteva, grazie alla sua straordinaria mobilità.

 

 

 

Attilio Severino e Capaldo Francesco l’8 giugno sequestrarono il compaesano sacerdote Don Lorenzo Boccomino, inducendo il Sotto Prefetto a dirigere a quella Guardia Nazionale solenni rimproveri per l’inerzia serbata nel non trovar modo a distruggere due soli mascalzoni rimasti in quel tenimento. Il sacerdote tuttavia, fu liberato il giorno 12 nella masseria di Maglio Nicola, dove i briganti erano stati attaccati dalle forze dell’ordine ed erano stati costretti a darsela a gambe.  

 


[La Banda Lavanga da Scampitella]

[Le Bandi Zonali]

  Stampa la pagina

le sale home page il ristorante i piatti tipici la pizza galleria fotografica

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

OSTERIA DEI BRIGANTI©2005  - VIA IV NOVEMBRE, 5 - 83050 SCAMPITELLA - LINE: 0827 / 93572

Morr@2005