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LE
BANDI ZONALI
La
banda Lavanga si aggirava tra Trevico, Carife e Vallata, collegandosi di
tanto in tanto alle comitive di Sacchetiello e di Schiavone. In contrada
Taverna delle Noci di Trevico, l’8 gennaio, tre suoi elementi derubarono
Vito Nicola Cerandolo, industriate, e Saverio Mercando, pettinarolo, di
Castel Baronia, che erano di ritorno per la fiera di S. Agata, sottraendo
lora 80, 75 lire in moneta d’argento e di rame, molti oggetti di panni e
telerie, nonché coltelli a piega, due fazzoletti ed una tabaccheria.
Nella supposizione che la refurtiva fosse stata nascosta nella vicina
masseria di Michele Pagliarulo, ne fu disposta la perquisizione, senza
risultato. Dieci giorni dopo il gruppo uccise il flumerese Michelangelo
Bravoco, falegname 50enne, residente ad Anzano.
Il
18 gennaio, mentre il falegname Michelangelo Bravoco,si recava per far
acquisto di legname in S. Nicola Baronia, giunti nel luogo detto Vallone
del Molino, fu aggredito da tre masnadieri i quali, (…) dopo aver
parlato con lui, si ricongiunsero ai compagni e, tornati, chiesero al
Bravoco la consegna del denaro che aveva e, dopo avuto, gli scaricarono
contro le loro armi da fuoco lasciandolo cadavere (…). Gli autori del
reato furono Ciriaco Lavanga, Aniello Schiavone, Pasquale Marando,e gli
altri della banda armata (…). L’uccisione avvenne perché il Bravoco,
come milite della Guardia Mobile, accorreva alla distruzione del
brigantaggio .
Nello
stesso giorno la banda aggredì la masseria di Agostino Addensa, ne
sequestrò il figlio Agostino e lo condusse alla masseria di Saverio
Nauseo in attesa del richiesto riscatto. Il giovane affidato alla custodia
di Carmine Lavanga, Aniello Schiavone e Rocco Bonavita, impadronitosi di
una baionetta, si avventò contro di loro, uccise il Lavanga, ferì
Bonavita e tentò di fuggire, ma fu ucciso da due a colpi di fucile.
Essendo
infermo il vecchio padre Agostino, il riscatto fu pagato dalla madre che
in due diverse volte mandò denaro ed oggetti d’oro, invece di avere il
figlio ebbe a patire novelle sventure, giacché la banda, ritornata alla
di lei masseria, appiccò il fuoco ad un pagliaio e, tratto fuori
l’infermo Agostino Addensa, lo trucidò a colpi di arma da fuoco,
rendendosi autori materiali del reato, Ciriaco Lavanga, Aniello Schiavone,
Pasquale Mercando, con l’assistenza di Rocco Bonavita e Francesco Nuzzo.
In
quel periodo il Lavanga tentò ripetutamente di ricattare i fratelli
Piccoli di Rocchetta S. Antonio, inviando loro diversi biglietti di
ricatto nei quali si qualifica Capitano.
Elementi
del gruppo il 3 febbraio si presentarono alla masseria di Giuseppe
Forgiane di Vallata, lo derubarono del cavallo che aveva, lo sequestrarono
e lo condussero alla masseria di Nauseo Vito. Per il suo ricatto chiesero
la somma di 100 ducati ed una colazione (!) ma, avuti 36 ducati, un
fardello e dei viveri, lo rilasciarono.
Un
altro componente della sua comitiva, Francesco Nuzzo, cadde ucciso in uno
scontro con le guardie Nazionali e con i Bersaglieri, avvenuto il 4
febbraio in territorio di Carife.
Il
giorno
19, in
un conflitto con il distaccamento del 13° Bersagliere e con le Guardie
Nazionali di Vallata, fu catturato il brigante Rocco Bonavita che,
tradotto in paese, fu passato per le armi. Ne diede comunicazione al Sotto
Prefetto di Ariano lo stesso comandante della Guardia Nazionale, Michele
Netti.
Poiché
lo scorrazzare della banda Lavanga si era reso da qualche giorno imponente
in questo territorio, per due giorni, di buon accordo col Capitano
comandante la 2° Compagnia del 13° Bersaglieri, abbiamo stabilito un
movimento combinato. Ed infatti il giorno 18, dopo lunga e faticosa
marcia, si videro i briganti a lunga distanza, e fu impossibile averli
nelle mani .
Il
giorno 19, occupate dalle quattro dopo mezzanotte fino al far del giorno
diverse importanti posizioni, la banda Lavanga nella contrada carotino è
stata battuta da questa guardia e, gittata lungo il torrente Calaggio, è
fuggita verso le Chiancarelle.
Nel
conflitto un sol brigante è caduto da cavallo. La mia guardia si è
impadronita del cavallo del fucile, di un cappotto, ed il brigante è
stato preso dal distaccamento di bersaglieri che alle vive fucilate è
accorso sul luogo.
Il
brigante è del comune di Trevico a nome Rocco Bonavita di Euplio, giovane
di 22 anni che da questa guardia oggi stesso è stato fucilato. In tale
importante servizio ho a lodarmi dello zelo con cui questa milizia adempie
al proprio dovere e, nel fatto speciale, trovo lodevole il coraggio
mostrato dal Sottotenente Pasquale Stanco e Sergente Carlo Del Campo, che
si sono distinti a preferenza.
Braccato
da ogni parte della forza dell’ordine, il 28 febbraio la comitiva
perdette anche Giovanni Lo Russo, che si presentò al Sotto Prefetto di
Ariano, Lucio Fiorentini, per opera del solerte Sindaco del paese,
Pasquale Ferrara. Agli inizi di marzo furono presi anche due elementi del
nucleo sturnese-frigentino che a lui facevano parte: Filippo Cipriano e
Filippo Capobianco.
I
due rapinavano due giumente nel Molino di Torella, e si dirigevano nella
masseria di Ciampolillo Gerardo in tenimento di S. Nicola Baronia, ove si
trattenevano. Però nel dì 5 il Sindaco di quel comune, Sig. Angelo
Antonio Cardinale, avvertito dallo stesso Ciampolillo (…) correva sul
luogo in unione col Luogotenente Liberatore Leone e di 4 scelti militi
cittadini.
Nel
breve conflitto venivano feriti ed arrestati i due briganti armati di
fucile e pistole, i quali erano tradotti in paese e da quelle Guardie
Nazionali fucilati. Nel fatto in parola (…) distinguevansi per coraggio
ed abnegazione il predetto Luogotenente ed i Segretari Eduardo Raimondo e
Giovanni Leone.
Ormai
l’emorragia era diventata inarrestabile.
Il
15 marzo si presentò anche Alberto Ragazzo, che i era associato solo un
mese prima. A convincerlo a compiere il passo era stato il milite della
locale Guardia Nazionale Don Domenico Arminio. Lisena Rocco, vecchio
affiliato di Rocca S. Felice, si presentò a Felice catone il 25 aprile;
due giorni dopo fu la volta di Euplio Di Gregorio, presentatosi al Sindaco
di Trevico, Pasquale Ferrara, e di Aniello Schiavone, presentatosi al
Sindaco di S. Agata dietro l’arresto dei suoi genitori.
Sul
loro comportamento influì sicuramente l’arresto dei parenti, oramai
praticata su larga scala, come del resto era capitato a dieci tra parenti
e manutengoli dello stesso Lavanga, arrestati il 5 maggio dai Carabinieri
di Castel Baronia, dietro ordine del Sotto Prefetto di Ariano. In
conflitto caddero Marcando Pasquale e Bonavita Giorgio, sepolto nel bosco
di Monticchio.
Il
nucleo dei Castellesi, invece, resisteva, grazie alla sua straordinaria
mobilità.
Attilio
Severino e Capaldo Francesco l’8 giugno sequestrarono il compaesano
sacerdote Don Lorenzo Boccomino, inducendo il Sotto Prefetto a dirigere a
quella Guardia Nazionale solenni rimproveri per l’inerzia serbata nel
non trovar modo a distruggere due soli mascalzoni rimasti in quel
tenimento. Il sacerdote tuttavia, fu liberato il giorno 12 nella masseria
di Maglio Nicola, dove i briganti erano stati attaccati dalle forze
dell’ordine ed erano stati costretti a darsela a gambe.
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